Vivaverdi
Cari amici e colleghi,
avrete ricevuto in questi giorni l'ultimo numero di Vivaverdi, ultimo non in ordine di tempo ma, probabilmente, in assoluto. Il 23 dicembre scorso, infatti, è scaduto l'impegno dei sottoscritti, componenti il Comitato Editoriale, e del Coordinatore, ossia di chi la rivista l'ha inventata (su intuizione di Diego Cugia) a cominciare dalla stessa testata, e l'ha materialmente 'fatta' in tutti questi anni. Ne è seguito un assordante silenzio, rotto solo da una burocratica comunicazione del direttore generale della Siae Gaetano Blandini.
Il neo direttore ci ricordava che non avendo avuto svolgimento le ultime due riunioni dell’Assemblea convocate per il 30 novembre e il 20 dicembre 2010, a causa del mancato raggiungimento del quorum necessario, l’Assemblea stessa, delegata dal Consiglio di Amministrazione ad esprimersi, non aveva potuto pronunciarsi sul rinnovo del Comitato Editoriale o addirittura sul proseguimento della fortunata esperienza di Vivaverdi che, oltretutto, come da nostra richiesta, era stato inserito nell'ordine del giorno dell'Assemblea del 20 dicembre.
Una comunicazione fredda e distaccata che, legata ai tagli economici già apportati alla vita della rivista (riduzione del formato e della distribuzione da bimestrale a trimestrale) confermava l’intenzione, non si sa di chi, di far tornare Vivaverdi a quello che era prima, un bollettino aziendale, incapace di favorire l’esigenza di comunicazione all’esterno e all’interno della Siae.
D'altro canto, nessuno, da mesi ci ha più detto una parola su quello che potrebbe essere il destino della rivista stessa, salvo accennare ad una rivista on-line che, tra l'altro, costerebbe di più perchè richiederebbe l'assunzione e la formazione di almeno sette/otto persone.
E' del tutto evidente, quindi, che l'eliminazione del Comitato Editoriale, i cui membri provengono da tutte le cinque sezioni della Siae, con lo scopo di garantire a tutti gli associati uno spazio di comunicazione e discussione, decreterebbe di fatto la fine di Vivaverdi, una decisione immotivata e tendente a riservare il diritto alla parola solo a certe oligarchie. E questo nonostante la rivista fosse ormai diventata un punto di riferimento per gran parte degli associati, perché ha ospitato tutti i personaggi più significativi del mondo culturale, ha segnalato le nuove tendenze, gli emergenti, facendo parlare i protagonisti del proprio lavoro e sempre difendendo l’importanza del diritto d’autore. In particolare per quanto riguarda la conoscenza delle nuove frontiere del diritto d'autore nel mondo e l'evoluzione delle più moderne tecnologie che supportano e sfruttano (spesso senza pagarci) la nostra creatività e le nostre invenzioni autorali. Attraverso Vivaverdi la Siae contribuisce all’obbiettivo statutario di promotore culturale.
Eppure qualcuno dirà che è giusto così: in tempi di magra bisogna rinunciare a quello che appare erroneamente superfluo, la SIAE non può permettersi un magazine così 'bello' (non lo diciamo noi, è una delle 'accuse' che ci sono state rivolte), così ricco di contenuti, patinato, e pieno di foto. In fondo, ammettiamolo, siamo in buona compagnia: prima di noi sono spariti il FUS, l'ETI, i fondi per la Ricerca, il Tax credit e il Tax shelter, è persino crollata la casa dei Gladiatori a Pompei... Quindi zitti e risparmiare. Tagliare tagliare tagliare, invece di investire, è ormai la parola d'ordine nazionale. Perché la scure dovrebbe escludere proprio noi? Andiamo allora a vedere quant'è questo risparmio, quanto costa questa rivista così sproporzionatamente 'bella' e 'inutile'. Da quello che si può ricavare dall'ultimo bilancio societario, il costo globale di Vivaverdi è di 600.000 euro, compresi i costi industriali, ovvero carta e spese postali, che incidono per più della metà. Si tratta, se non abbiamo fatto male i conti, sì e no dell'uno per cento delle uscite. Ammesso che questi soldi non vengano usati diversamente e vengano ripartiti tra i soci, ci troveremo in tasca in un anno la bella cifra di 6 (sei) euro, lordi, in più. Il bello, si fa per dire, è che non vedremo mai neanche questi. Perché la SIAE, per statuto, dovrà comunque inviare ai soci il vecchio bollettino, quello sulle cui ceneri è nata Vivaverdi. E sapete quanto costava, e quanto quindi presumibilmente costerà ancora, lo smilzo fascicoletto che non era certo né patinato né 'troppo bello'? Più o meno quanto Vivaverdi. Sì, e sfidiamo chiunque, conti alla mano, a dimostrare il contrario. Conclusione: per risparmiare praticamente niente la SIAE si priverebbe dell'unico organo di comunicazione verso l'interno e verso l'esterno di cui si era dotata. Un bel risultato, non c'è che dire, nel momento in cui l'azienda (per incapacità a dialogare con il mondo) viene vista ancora, anzi sempre di più, come un vampiro che succhia soldi e impone 'balzelli' ai consumatori. Vivaverdi in questi anni è stata l'unica trincea visibile da cui ci si è battuti per il diritto d'autore, per la giusta remunerazione del lavoro creativo, e contro chi, come ultimamente per la nuova legge sulla copia privata, considera il riconoscimento di un compenso per il nostro lavoro una 'tassa iniqua'. In un mondo sempre più basato sulla comunicazione, la SIAE, i cui soci sulla comunicazione ci campano, si tappa da sola la bocca, diventa afasica, muta. Cominciando proprio da noi, impedendoci persino di congedarci dagli associati lettori della rivista che in questi anni ci hanno manifestato innumerevoli attestati di stima. Noi chiediamo che Vivaverdi continui ad esistere con la garanzia del Comitato Editoriale in rappresentanza di tutti gli associati della Siae, per una Società che sia efficiente promotrice del repertorio e dei diritti degli autori di tutto il mondo culturale italiano.
I componenti del Comitato Editoriale
Linda Brunetta
Gianni Minà
Dario Oliveri
Oscar Prudente
Mimmo Rafele
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