SULLE NORME RIGUARDANTI LA CULTURA DEL DECRETO "SALVA ITALIA"
SULLE NORME RIGUARDANTI LA CULTURA DEL DECRETO “SALVA ITALIA”
Consideriamo incoraggianti le dichiarazioni del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi sulle norme inserite nel cosiddetto decreto “Salva Italia”, che a suo parere dimostrano “quanto questo Governo, pur tenendo conto della gravità della situazione economica nazionale e internazionale, creda fermamente nella cultura non solo come elemento fondamentale per la crescita sociale, civile ed economica del Paese, ma anche come risorsa per superare la crisi attuale.”
Tuttavia, oltre
all’autorizzazione di assumere personale per il Mibac;
le “semplificazioni delle procedure in materia di agevolazioni fiscali e donazioni per i beni e le attività culturali”;
la “ proroga di un anno del termine previsto per il varo dei nuovi regolamenti delle fondazioni lirico-sinfoniche”
il finanziamento all’Accademia dei Lincei e all’Accademia della Crusca
ci auguriamo che si mettano in atto interventi seri per lo sviluppo di settori strategici del mondo culturale e dello spettacolo (cinema, televisione, teatro, musica).
In particolare ci preoccupa la decisione contenuta nel medesimo decreto e riguardante i lavoratori dello spettacolo di far confluire l’ENPALS, insieme all’INPDAP (Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti della pubblica amministrazione), in un super INPS che dovrebbe assolvere le funzioni di entrambi gli Enti con un risparmio stimato in circa 3,5 mld.
Non ci sono dettagli relativi alle modalità di confluenza (dovrebbero essere varato un decreto attuativo entro 60 giorni dall’approvazione della manovra) che consentano di capire quali prospettive si prefigurano per i lavoratori dello spettacolo.
Il timore è che l’unificazione porti ad un ulteriore avvicinamento tra i criteri adottati dall’INPS e quelli adottati dall’ENPALS, sul calcolo delle annualità contributive, a discapito degli artisti e dei professionisti dello spettacolo che già oggi maturano con grande difficoltà il diritto alla pensione. Difficoltà confermata dai bilanci in attivo dell’Istituto che ha accumulato un “tesoretto”, stimato intorno ai 2 mld, proprio a fronte della mancata corresponsione degli assegni previdenziali.
Insieme alle Associazione e ai Sindacati del settore, l’Anart si attiverà per evitare che i versamenti previdenziali dei lavoratori dello spettacolo vengano dirottati a sostegno del grave disavanzo dell’INPDAP, ancora in crescita, verso quota 10,4 mld, con il conseguente paradosso che vedrebbe i precari dello spettacolo sostenere la previdenza dei lavoratori dello stato.



